
Pagare a 90 giorni o prendere lo sconto? Facciamo i conti
Pagare a 90 giorni sembra una scelta semplice: l’impresa trattiene la liquidità più a lungo e non deve chiedere subito un finanziamento alla banca. Ma se il fornitore offre uno sconto per il pagamento anticipato, rinunciarci ha un costo. Quanto vale? E quando conviene pagare prima?
Un esempio: fattura da 10.000 euro
Immaginiamo una fattura di 10.000 euro. Il fornitore propone uno sconto del 2% se paghi entro 10 giorni; in alternativa, puoi saldare l’intero importo al novantesimo giorno. Le due possibilità sono quindi pagare 9.800 euro entro 10 giorni oppure 10.000 euro dopo 90 giorni.
Scegliendo la seconda opzione, l’impresa conserva 9.800 euro per altri 80 giorni, ma rinuncia a uno sconto di 200 euro. Quei 200 euro sono il costo implicito della dilazione concessa dal fornitore per il periodo che va dal decimo al novantesimo giorno.
Come si calcola il costo della dilazione
Per prima cosa rapportiamo lo sconto perso all’importo che avremmo potuto pagare in anticipo: 200 euro diviso 9.800 euro. Il risultato è circa il 2,04% per gli 80 giorni di dilazione aggiuntiva.
Per confrontare questo costo con un tasso bancario, di norma espresso su base annua, lo annualizziamo: 2,04% × 365 ÷ 80. Il risultato è un tasso annuo semplice di circa il 9,3%.
Questo non significa che l’impresa paghi davvero il 9,3% sulla fattura. Nell’esempio paga 200 euro in più per tenere 9.800 euro in cassa per altri 80 giorni. Il tasso annualizzato serve a confrontare il costo della dilazione con quello di altre forme di finanziamento. Ipotizzando di poter ripetere e reinvestire operazioni analoghe durante l’anno alle stesse condizioni, il tasso annuo effettivo sarebbe circa il 9,7%; nella pratica, però, le condizioni potrebbero non ripetersi.
Quando conviene prendere lo sconto
La domanda da porsi è: quanto costa procurarsi i 9.800 euro necessari per pagare prima? Se l’impresa dispone già della liquidità, il confronto non riguarda soltanto il tasso di un prestito. Occorre considerare anche a che cosa servono quei fondi e che cosa si rischia di non poter pagare mentre restano impegnati: stipendi, fornitori, imposte o spese operative.
Se invece l’impresa deve finanziarsi, può confrontare il costo complessivo del credito con il 9,3% annuo semplice implicito nella dilazione. Se ottenere i fondi costa meno e le condizioni effettive corrispondono a quelle dell’esempio, può convenire finanziarsi e prendere lo sconto. Se il finanziamento costa di più o non è disponibile, la dilazione del fornitore può essere preferibile.
Nel confronto vanno inclusi gli oneri effettivi: interessi, commissioni, spese di istruttoria e costi per la disponibilità di una linea di credito. Bisogna inoltre confrontare periodi omogenei: nell’esempio il finanziamento aggiuntivo dura 80 giorni, non tutti i 90 giorni dalla data della fattura.
E se il fornitore non offre uno sconto?
Se il prezzo è identico sia pagando subito sia pagando a 90 giorni, e non ci sono costi o condizioni aggiuntive, la dilazione può essere vantaggiosa per chi acquista: l’impresa può incassare dai propri clienti prima di pagare il fornitore o destinare temporaneamente la liquidità ad altre necessità.
Ma “gratis” va verificato. Il contratto o la fattura potrebbero prevedere prezzi diversi, condizioni collegate, penali o altri oneri. E rispettare la scadenza è essenziale: pagare oltre il termine concordato non equivale a utilizzare correttamente il credito commerciale.
Anche i tempi di incasso contano. Se l’impresa deve pagare al novantesimo giorno ma prevede di incassare dai clienti molto più tardi, la dilazione non elimina il problema di liquidità: lo sposta. Il rischio è arrivare alla scadenza senza fondi sufficienti.
Tre verifiche prima di decidere
Controlla le date effettive. Entro quando è possibile ottenere lo sconto? Quando scade l’intera fattura? Il periodo da confrontare è quello tra queste due date.
Calcola il costo reale delle alternative. Confronta il costo effettivo del finanziamento con quello implicito della dilazione. Se usi liquidità propria, valuta anche gli impieghi a cui potresti dover rinunciare.
Verifica la compatibilità con la cassa. La scadenza deve essere coerente con i tempi di incasso e con gli altri pagamenti. Se necessario, individua in anticipo una fonte alternativa per coprire il saldo.
La scelta giusta dipende dal costo della liquidità
Pagare a 90 giorni può aiutare a gestire il cash flow, ma quando il fornitore offre uno sconto per il pagamento anticipato aspettare ha un prezzo. Nel nostro esempio, rinunciare a 200 euro per conservare 9.800 euro per altri 80 giorni equivale a un costo annuo semplice di circa il 9,3%.
La domanda, quindi, non è soltanto “posso pagare tra 90 giorni?”. È anche “quanto mi costa aspettare e quanto mi costerebbe procurarmi la liquidità in un altro modo?”. Confrontare le alternative sugli stessi tempi e includere tutti i costi aiuta a capire se conviene prendere lo sconto o utilizzare la dilazione del fornitore.
Nota: l’esempio è semplificato. In una situazione reale, verifica le condizioni riportate in fattura o nel contratto, gli importi effettivamente dovuti e il trattamento dello sconto.
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